TRASFERIMENTO DEL BLOG

IL BLOG SI E' TRASFERITO SU UN NUOVO INDIRIZZO
http://iliberavoce.blogspot.com/

Per maggiori spiegazioni leggete l'ultimo post che ho scritto.

Cordialmente, Mattia Siviero

Il mio scopo

Lo scopo di questo blog, che è uno dei tanti che si prefiggono questo fine, è quello di diffondere ed informare i lettori di quello che avviene (e che è avvenuto) nel nostro amato paese, soprattutto nell'ambito politico, e di porre le basi per alcune riflessioni sulla vita dell'italiano medio. Questo blog trae molti spunti dal blog di Beppe Grillo, un uomo che merita molto di più di quello che gli viene dato (discorso che vale per molte altre persone), io cercherò di filtrare le cose più interessanti, anche se sarà veramente difficile, dato che queste sono molte.
Cercherò di pubblicare con regolarità notizie sul nostro bel paese, con la speranza che un giorno si possa essere trattati come cittadini e non come alberi dei soldi.
Vi auguro una buona lettura!

Le mie frasi importanti

"Chi controlla il passato controlla il futuro. Chi controlla il presente controlla il passato."
"Non può piovere per sempre"
"El pueblo unido jamás será vencido"
"In tempi di menzogna universale, dire la verità diventa un atto rivoluzionario"

martedì 8 maggio 2012

venerdì 13 aprile 2012

martedì 8 giugno 2010

TRASFERIMENTO DEL BLOG

Mi scuso per il disturbo che arrecherò in questo modo, ma volevo informarvi che questo blog è stato esportato ad un nuovo indirizzo internet.
La scelta è dovuta al fatto che il nome "Il blog della libertà" secondo la mia opinione (opinione che c'è fin dal primo giorno di attività) è troppo associabile al "Popolo delle Libertà" PDL.
Questo potrebbe interferire con lo scopo che mi ero prefissato, e potrebbe rendere il sito meno visibile e appetibile suscitando magari un pensiero sbagliato con il suo nome.

Il nuovo blog è questo:
Libera Voce: l'informazione che viene dal basso

E' tale e quale all'attuale blog e in esso sono presenti tutti i "vecchi" post. Necessita ancora di qualche modifica, ma in linea di massima è tutto pronto.

Mi scuso ancora del disturbo.

Cordialmente
Mattia Siviero

domenica 6 giugno 2010

Aggiornamento sul ricorso a Formigoni

Tramite un "P.S." ad un post nella home page del blog di Beppe Grillo veniamo a sapere che:
"Il ricorso contro Roberto Formigoni (per la sua elezione a Presidente della Regione Lombardia) è stato assegnato al giudice Alda Maria Vanoni presidente di Sezione del Tribunale di Milano, la prima udienza è stata fissata per il giorno 8 luglio 2010 al Tribunale di Milano"

Direi che è una buona notizia, ora speriamo che la giustizia faccia il suo corso e non intervengano dall'alto dei vergognosi impedimenti o delle vergognose corruzioni.
Viva la legalità!

Per chi non conoscesse la vicenda, rimando a questo post.

Politiche nucleari europee, alcuni esempi

Riporto un articolo interessante e piuttosto esplicativo che ho trovato girando qua e la nei forum.
Questo appoggia pienamente la mia idea (e spero quella di molti altri) di uno sviluppo ecosostenibile dell'energia, tramite le rinnovabili. Ancora è molta la strada da fare verso questa direzione e ancora molti sono gli ostacoli che incontreremo a causa delle lobby planetarie. Ma sono sicuro che un giorno ce la faremo!
Sintetizzando l'articolo, descrive (in breve) le politiche energetiche (parlando di nucleare) di 4 stati europei: Francia, Svezia, Germania e Austria.

"The others" ... il nucleare degli altri è sempre più verde

Una delle osservazioni che più frequentemente mi sento rivolgere mentre raccolgo le firme contro il nucleare in Italia si può riassumere nelle domande: "Se le hanno gli altri perché non dovremmo averle noi? In fondo siamo circondati dal nucleare, perché non volerlo anche noi?". Domande che trovo assolutamente pertinenti e meritevoli di risposte senza pregiudizi. Per questo ne parlo oggi al posto della solita cronaca di una settimana difficile. Certo sarebbe facile rispondere: "Se fossimo circondati di ladri non è che li vorremmo in casa anche noi!"
Oppure, a proposito del fatto che la maggioranza ha sempre ragione, potremmo mutuare uno dei baluardi linuxiani (a proposito del numero “esiguo” di sistemi operativi linux a fronte di MSWindows) che dice: "Miliardi di mosche mangiano merda … si vede che è proprio buona!".
La prima osservazione da fare è che “gli altri” non sono affatto tutti uguali. Ci sono “altri” e “altri” e non sarebbe corretto mettere sotto la stessa etichetta la Francia, la Germania, la Svezia e l’Austria.

Partiamo dalla Francia, le cui vicissitudini nucleari non sono sempre state felici. E' stata traumatica, ad esempio, l’esperienza del Superphenix (recuperati meno di due miliardi di franchi francesi dei 60 investiti, un terzo dei quali a carico dei contribuenti italiani!). Un altro esempio negativo si avvia ad essere la centrale EPR di Flamanville (Normandia) con molti ritardi e aumenti dei costi come tutte le centrali con reattori AREVA “di ultima generazione”.
La politica nucleare francese non nasce dal civile, ma dal militare negli anni successivi alla guerra, grazie ai crediti che il paese aveva come vincitore del conflitto. Gli investimenti militari della Francia sono tra i più elevati al mondo, quasi il doppio di quelli della maggior parte degli altri paesi europei (2,5% del PIL = 40 miliardi euro nel 2006). La Francia è dipendente dal nucleare per quanto riguarda la produzione di energia elettrica. Quasi l’80% di questa deriva dai 58 reattori operanti sul suo territorio. Questo sviluppo abbastanza anomalo per un paese non di enormi dimensioni (solo gli USA hanno più reattori dei francesi) è legato al fatto che gli investimenti negli anni 60 arrivarono a questo settore "di rimbalzo" da quello militare. Bisogna rendersi conto che questa è una scelta legittima. Se uno imposta la propria politica energetica in una direzione va bene così. Contenti loro, contenti tutti. Voglio ricordare, lo dico così di sfuggita, che anche la Francia deve far funzionare i forni, i motori a scoppio, le fabbriche. Lo fa usando combustibili fossili come tutti gli altri, combustibili che importa dall’estero come tutti gli altri. L’80% dei combustibili usati in Francia (compreso l’Uranio) vengono comprati da fuori, più o meno come l’Italia. Certo la Francia è un caso abbastanza particolare nel panorama mondiale dei produttori di energia elettrica da nucleare, ma ... Nessuno sa oggi dove mettere e come custodire le scorie nucleari prodotte in quantità mostruosa. Nel 2009 (in dodici mesi) ci sono stati 9 incidenti alla “filiera nucleare” francese. L'energia elettrica costa meno che da noi, ma più di altri paesi dove il nucleare non c'è (ad es. Ungheria e Grecia).

C’è poi un secondo tipo di paesi "nuclearisti", quelli che hanno sì sviluppato una politica energetica ‘atomica’, ma affiancata ad altre risorse, in modo da avere un mix vario. Prendiamo ad esempio la Svezia, che possiede 10 centrali nucleari piuttosto vecchie e da mandare in pensione
entro breve.
Nel 1980 (quindi ben prima di Cernobyl ma all’indomani dell’incidente gravissimo di Three Miles Island) un referendum impose al governo svedese di provvedere alla chiusura delle
centrali esistenti entro il 2010. Il patto venne tenuto per buono fino a quando l’attuale governo di centrodestra non ha deciso di tornare a costruire centrali nucleari, sostituendo quelle vecchie con altre nuove. La storia tuttavia non finisce qui perché il dibattito è in corso e la gente
non è affatto d’accordo (il 74% secondo una recente indagine). Quest’anno comunque ci saranno le elezioni e se la maggioranza non venisse confermata è già scontato che questa decisione verrà buttata via. Ma non è questo il punto. Il punto importante è che la Svezia produce solo
il 40% dell’energia elettrica attraverso il nucleare, la maggior parte del resto viene prodotta con fonti rinnovabili, con largamente in testa quella idroelettrica. Anche la bolletta elettrica svedese è più leggera di quella italiana. Questo conferma che la quantità di reattori presenti sul territorio conta molto ma molto meno di una buona politica energetica per ridurre i costi a carico dei cittadini. Va anche ricordato che l'incidenza delle tasse svedesi sul costo energetico è superiore alla nostra.

In questo filone di stati ci mettiamo anche la Germania, che però ha una storia un pochino differente. Dagli anni ’80 nasce in questo paese una politica energetica condivisa, che ha il suo fondamento in tre capisaldi: la riduzione degli sprechi energetici, lo sviluppo delle energie da fonti rinnovabili e l’abbandono progressivo del nucleare. In particolare per ognuna delle sue 26 centrali vengono fissate le date di “chiusura”. In questa fase c'è una contrattazione con gli industriali del settore che riescono a strappare qualche anno in più rispetto a quello previsto dalla politica. Il risparmio energetico è rivolto soprattutto al riscaldamento delle
abitazioni. Nascono leggi sulla quantità di gasolio o gas da poter utilizzare per metro quadro e all’anno nel riscladamento, con valori che sono molto ma molto più bassi di quelli precedenti (e dei nostri attuali). E così si sviluppa tutto una catena di ricerche e di industrie che lavorano a
rendere le case sempre più "passive", cioè con sempre meno esigenze di energia. Nascono le classi per il consumo energetico delle abitazioni come quelle degli elettrodomestici. E’ una grande rivoluzione che impone la ricerca di materiali sempre meno energivori, di soluzioni sempre più verdi che vanno dai pannelli fotovoltaici alle pale eoliche, ai micro-cogeneratori a biomasse. Una casa di massimo risparmio (la classe gold) consuma 15 volte meno di una casa media italiana. Oggi una normativa simile è arrivata anche da noi, 30 anni dopo. E’ la cosiddetta "certificazione energetica" che pochissimi proprietari vogliono fare, pur essendo obbligatoria, "tanto nessuno controlla". Le leggi tedesche adeguano nel tempo (1991) i valori dei consumi permessi, visto che la tecnologia progredisce e si può fare ancora meglio. Nel 2000 una legge votata dal 90% dei parlamentari tedeschi stabilisce modi e criteri per le sovvenzioni e gli incentivi a chi produce
energia con il sole, il vento, gli alberi. E il paese diventa un grande laboratorio di sostenibilità.
Ecco, mentre noi non sappiamo cosa succederà martedì prossimo, la Germania ha varato un piano energetico di lunghissima durata (trent’anni), una specie di "exit strategy" per sostituire il nucleare con qualcosa di meglio, di meno rischioso, di meno costoso e di rinnovabile. Fino ad oggi sono stati chiusi 14 reattori e la dismissione continuerà fino al 2022, quando è prevista l’uscita definitiva dal nucleare. E’ vero anche che l’attuale governo tedesco di Angela Merkel ha sollevato alcune perplessità al riguardo e che esiste un dibattito politico sulla possibilità di posticipare questa “uscita”, ma lo stesso cancelliere tedesco ha ribadito molte volte che la Germania centrerà senza alcun problema l’obiettivo 20-20-20 previsto dagli accordi internazionali della UE. Attualmente il 16% dell'energia tedesca è verde. La quota di gas serra abbattuta è del 18% ... e hanno ancora 10 anni per arrivare al 20%! L’Italia invece mobilita i senatori della maggioranza per dire che quello della CO2 è solo una bufala inventata dagli scienziati per farsi pubblicità. E invitano la UE a togliere il vincolo. Tutti ci guardano come se fossimo dei pazzi e sorridono come si fa con quelli che non sanno quello che fanno.
Attualmente il 25% dell’energia elettrica tedesca è prodotta con il nucleare.
Tuttavia ciò che una decisione supportata dai fatti e dal senso dello stato ha prodotto è stato quello che oggi abbiamo sotto gli occhi. Un paese che ha una quantità di solare di vario tipo enormemente più grande dell’Italia, della Spagna, della Grecia, cioè dei paesi che fanno del sole il loro emblema nei depliant di pubblicità. Una nazione che ha investito pesantemente nell’eolico soprattutto nel Nord del Paese, nel mare del Nord dove i venti sono ideali per questo tipo di produzione di energia. Una nazione che ha saputo usare le biomasse in modo intelligente, attraverso cogeneratori domestici o condominiali e non usandole per imbrogliare i cittadini, coperti da uno stato altrettanto imbroglione che ha inventato i CIP6 e i certificati verdi.

Chiudiamo il giro di orizzonte con l’Austria.
Su questo paese girano delle voci veramente assurde e prive di qualsiasi fondamento. Acegas APS e i suoi soci del comune di Padova, per promuovere l’inceneritore di S. Lazzaro (in occasione della disgraziata apertura della terza linea) avevano realizzato un depliant, con in prima pagina un elogio dell’inceneritore di Vienna, "posto in centro città e del quale nessuno si
lamenta".
Bugiardi e ignoranti!
Perché, se conoscessero almeno un po’ la storia di questo paese, si guarderebbero bene dal pronunciarne il nome associandolo a porcherie simili. In Austria c’è un solo inceneritore (Spittelau a 5 km dal centro di Vienna) abbastanza piccolo e che ormai è più un’attrazione turistica che altro. Costruito negli anni 60 è poi stato abbellito da un famoso architetto
austriaco che ne ha fatto una specie di monumento. L’Austria ricicla quasi il 70% dei propri rifiuti e non ha bisogno di inceneritori. Beati loro! E il nucleare? Nel 1978 fu terminata la costruzione di una prima centrale nucleare da circa 800 MW. Appena terminata un referendum
popolare ne ha bloccato l’accensione chiamando il paese a uscire da ogni politica nucleare. Eppure anche l’Austria è circondata da paesi nuclearisti (Svizzera, Germania, Slovenia). Va sottolineato che nel 1978 nessuno dei grandi incidenti era ancora accaduto; si trattava insomma di una scelta
limpida e cristallina. La posizione austriaca è chiarissima. Ecco la dichiarazione di Ronal
Egger uno dei principali ambientalisti austriaci: “Il nucleare pone problemi non risolti, come lo stoccaggio finale. Non esiste al mondo un deposito definitivo di scorie radioattive. Inoltre gli incidenti continui che avvengono nelle centrali dimostrano che la tecnologia nucleare è una tecnologia ad alto rischio."
E questa è la posizione condivisa ancora oggi dalla grande maggioranza dei cittadini austriaci.
L’Austria usa in grande quantità fonti rinnovabili. Quali? Le biomasse prima di tutto. Ci sono foreste intere che vengono curate come un bambino piccolo perché possano produrre combustibile in modo sostenibile per riscaldare le case. Ci sono coltivazioni adatte per l’olio di colza che muove i trattori di intere valli. E poi c’è l’idroelettrico particolarmente sviluppato sia come grandi centrali che come impianti più piccoli a salto o ad acqua fluente (fiumi). L’Austria è il secondo produttore europeo di energia da idroelettrico dopo la Norvegia. Se non l’avete presente guardatevi una cartina dell’Europa e confrontate le dimensioni di questo paese con quello degli altri.
Abbiamo detto più volte che il discorso sulle biomasse dev’essere fatto con grande attenzione, rispettando la biodiversità, non sottraendo cibo e non innescando giri di profitti assurdi come avviene spesso da noi. Credo che la situazione austriaca si possa riassumere nella frase di Karl Totter – Fondatore della Cooperativa Seeg che gestisce fonti rinnovabili: "Il concetto è abbastanza semplice. Ogni regione produce materie prime; queste materie prime devono essere valorizzate nella regione e consumate nella regione."
E i problemi politici legati alle diverse idee di schieramenti opposti? In Austria non sanno nemmeno cosa sono. Jopseph Galler, sindaco di Mureck, uno dei centri più importanti nella produzione della colza, sostiene: "Sì, diciamo che per quanto riguarda le bioenergie, tutti i partiti seguono la stessa linea. Questa politica è sostenuta dall’intera popolazione e ciò si rispecchia anche nel consiglio comunale, dove siamo tutti d’accordo."
Esattamente come da noi, o no? Abbastanza? Nemmeno per sogno. L’Austria, nel 1999 ha inserito la rinuncia al nucleare nella propria Costituzione ... noi ci infiliamo i lodi Alfano ...
Della vecchia centrale nucleare del 1978 non è rimasto che l’edificio vuoto. Ma di recente (2005) è stato acquistato da EVN, un’azienda che produce energia nella Bassa Austria. Produrrà a breve energia attraverso pannelli fotovoltaici. Tutt'attorno infatti ci sono 14 ettari da utilizzare. La loro bolletta è più leggera di quella italiana (circa 60%, dati 2007), pur in presenza di una tassazione più elevata. Adoro questo paese!
Ecco! Questo succede in alcuni degli "altri" stati europei. Quando viene qualcuno a dire "Ma noi abbiamo le centrali nucleari al confine" non possiamo dargli torto, ma se non è un pirla cerchiamo di spiegargli cos’altro c’è là fuori di cui dovremmo tenere conto. Siamo bravissimi a copiare le cazzate e ci rifiutiamo sempre di prendere quel tanto che di buono è sotto gli occhi di tutti. La politica energetica di un paese non può avere origine dalla tecnologia, ma dalle scelte di come vogliamo sia il futuro della nazione, dei suoi abitanti, che sono molti ma molti milioni di più di quelli che avranno utili e profitti dal fatto di privilegiare una strada rispetto all’altra.
Sostengo da sempre che il problema del nucleare italiano (quello di Berlusconi e di Scajola per capirci) non deve diventare una questione ideologica e che essere a favore del nucleare non è affatto un peccato. Solo che credo si debbano valutare tutte le conseguenze: economiche, ambientali, di sicurezza. In particolare mi sembra che la spesa (molto grande) non abbia senso in questo momento nel nostro paese. E che poi comunque le spese non sono mai finite, perché i nostri nipoti si troveranno a pagare lo smantellamento di centrali morte per mancanza di combustibile esattamente come noi stiamo pagando da vent’anni lo smantellamento delle
nostre centrali morte, quelle di Caorso, di Trino e così via quasi senza accorgercene. SOGIN docet.


Conclusioni: come già detto nell'articolo, di buoni esempi ce ne sono molti, ma spesso si preferisce copiare la cazzata. Questo avviene a causa delle "influenze" delle lobby (corruzione a gogo). Come fare per cambiare questa tendenza? Beh, la soluzione più semplice è quella di scegliere meglio alle prossime elezioni (qualcuno che abbia una minima levatura morale, e un minimo di amore verso il cittadino che rappresenta). Ci sono dei partiti "nuovi" che hanno molte buone candidature, perchè non votare quelli invece dei soliti noti?

Segnalo questo mio "vecchio" post.

Il MoVimento 5 Stelle presenta il ricorso contro Errani

E finalmente anche nella regione Emilia-Romagna il Movimento 5 Stelle si è mosso in favore della legalità politica. E' stato finalmente presentato il ricorso contro l'elezione a presidente della regione Emilia-Romagna di Vasco Errani a seguito della sua evidente ineleggibilità, dopo che pure in Lombardia era stato presentato il primo ricorso contro l'ineleggibilità di Roberto Formigoni.

Speriamo che venga fatta giustizia almeno questa volta!!!


martedì 1 giugno 2010

L'attacco israeliano a Free Gaza Movement

Ieri 31 maggio 2010 alle ora 4.30 del mattino, è successa una cosa alquanto deplorevole.
Lo stato d'Israele ha assalito in acque internazionali una "flotta" di navi del Free Gaza Movment cariche di aiuti umanitari (10 tonnellate di aiuti tra medicine, cibo, vestiti, sedie a rotelle, cemento, ecc.) diretti verso la striscia di Gaza, che è da anni isolata dal mondo intero a causa di Israele. I palestinesi "residenti" in quella zona vivono in condizioni pietose, ed è a loro impedito di commerciare, fabbricare e possedere praticamente qualsiasi cosa; dai vestiti ai giocattoli, solo di recente sono state ammesse le scarpe!!! La lista delle cose proibite è molto simile alle liste naziste che proibivano beni di qualsiasi genere nel ghetto di Varsavia. Gli oppressi diventano gli oppressori, è incredibile come non si impari mai niente dalla propria storia.

Tornando al discorso principale, gli israeliani hanno effettuato questo attacco perchè secondo loro quella flotta di aiuti umanitari era pericolosa ed era piena di terroristi. Certo, era pericolosissima, avrebbe aiutato delle persone "ghettizzate" dagli israeliani, e questo non può andare bene all'oppressore.

In questo assalto da 9 a 19 civili hanno perso la vita, molti sono stati feriti, più di 600 persone sono state arrestate dalle autorità israeliane, le navi sono state sequestrate. Queste persone provengono da circa 40 nazioni diverse, tra cui pure 6 italiani.

Dopo questo fatto certamente non sono mancati i commenti delle varie autorità mondiali. La NATO, l'ONU, ma soprattutto la Turchia (alleata di Israele) hanno condannato questo eccesso di crudeltà, inoltre sono nate alcune manifestazioni (molto forti in Turchia) davanti alle ambasciate israeliane. L'ONU ora sta avviando un'indagine imparziale ed accurata per capire precisamente cos'è successo. Anche se è ben evidente cos'è successo.

Vi propongo 2 video.
Questo primo video è una ripresa dell'esercito israeliano sull'assalto. All'incursione i naviganti rispondono con la violenza, tentando di difendere la loro missione umanitaria.


Questo video invece è un'intervista telefonica fatta dal blog di Beppe Grillo a Greta Berlin, una rappresentante del Free Gaza Movement. Penso che sia ampiamente condivisibile ciò che viene detto dall'intervistata.


Inoltre vi propongo questo link a Repubblica.it, in cui ci sono gli aggiornamenti "in diretta" sul caso.

lunedì 31 maggio 2010

Tassiamo chi se lo può permettere, grazie.

Adesso che il peggio è finalmente arrivato tutto torna a essere una questione di soldi. Tanti soldi. Per arginare un po’ la crisi e mettere una pezza ai conti dello Stato servono almeno 24 miliardi di euro. Il governo, per bocca del sottosegretario Gianni Letta, promette tagli e sacrifici per tutti. Pagheranno gli insegnanti e i genitori. Pagheranno i dipendenti pubblici. Alcuni stipendi saranno persino ridotti del 5 o del 10 per cento, mentre molti tra quelli che contavano di andare in pensione nei prossimi mesi non lo potranno fare. E così, anche se il premier Silvio Berlusconi assicura che non ci sarà “macelleria sociale”, sul tavolo restano i dati che crudamente indicano l’esatto contrario. Il sogno è finito. Il futuro degli italiani d’ora in poi è fatto solo di lacrime e sangue. Anche perchè il buco da ripianare, secondo molti osservatori, potrebbe presto ingrossarsi per toccare la cifra record di 50 miliardi di euro. Esiste un'alternativa a questo massacro? Si può evitare di andare a colpire ancora una volta quelli che il loro dovere col fisco lo hanno sempre fatto? Sì, si può. L’alternativa esiste. Ed è il contributo di solidarietà. Un contributo da richiedere ai più ricchi (e spesso più furbi) che nel giro di poche settimane permetterebbe all'erario di raccogliere 15 miliardi, senza modificare significativamente il tenore di vita di chi si ritroverà a pagare.

I conti sono presto fatti. L'ultimo scudo fiscale ha permesso a migliaia di evasori di regolarizzare anonimamente le loro posizioni versando allo Stato il 5 per cento dei patrimoni nascosti all'estero (100 miliardi). Così nel 2009 in cassa sono entrati circa 5 miliardi di euro. Visto che le cose vanno male e che tutti, dice Gianni Letta, sono chiamati a fare sacrifici perché, dunque, non rivolgersi a chi ha scudato i propri capitali chiedendo loro di versare un altro cinque per cento? Conosciamo le obiezioni. Ma come? La legge lo impedisce: lo Stato si è impegnato in un condono tombale, come può dopo soli pochi mesi rimangiarsi la parola? Semplice, lo fa. Esattamente come lo farà con gli insegnanti, i dipendenti pubblici, gli enti locali e tutti coloro i quali fino a ieri pensavano di aver maturato dei diritti che invece oggi, per far fronte alla crisi, verranno loro negati. Benché segreti gli elenchi nominativi degli evasori infatti esistono. Per ricostruirli, spiega al Fatto Quotidiano una fonte qualificata di Banca d'Italia, basta rivolgersi agli istituti di credito utilizzati per scudare i patrimoni. In questo modo il contributo di solidarietà porterà a recuperare 5 miliardi.

E gli altri 10? Anche qui la soluzione (se solo la si volesse adottare) c'è. E si chiama contributo di solidarietà sui grandi patrimoni familiari. A lanciare l'idea (con nessuna fortuna) era stato più di un anno fa, Giulio Santagata, l'ex ministro per l'Attuazione del programma del governo Prodi. Adesso però quella proposta va riesaminata con attenzione, visto che questa sorta di tassa patrimoniale una tantum non vuol dire prelevare denaro dalle tasche di tutti i cittadini, o colpire i semplici proprietari di un appartamento o di un pezzo di terra. Ma solo chiedere, come già accade in altri Paesi, a chi è più ricco di dare una piccola mano a chi sta peggio.
Vediamo come: in Italia la ricchezza delle famiglie ammonta, secondo Banca d'Italia, a 8000 miliardi di euro. Il 10 per cento di esse ha però in mano il 50 per cento del tesoro (oltre 4000 miliardi). È lì che bisogna andare a trovare i soldi. Ovviamente non dovranno essere tassati i beni produttivi, non si pagheranno cioè imposte sulla proprietà delle imprese. A essere tassato sarà invece il resto. E, visto che solo l'8 per cento di quei 4000 miliardi è ricollegabile all'attività d'impresa, la base imponibile (cioè il pezzo di tesoro sul quale il fisco può intervenire) toccherebbe i 3500 miliardi. Non tutti i proprietari comunque dovrebbero mettere mano al portafogli. L'idea è che il prelievo scatti solo a carico di chi possiede immobili, terreni, liquidi e titoli per più di 5 milioni di euro.

Fatti due conti si scopre così che basterebbe un intervento del 3 per mille per far incamerare allo Stato 10 miliardi. Sarebbe impopolare un contributo di solidarietà del genere? No, perché riguarderebbe solo un parte minima della popolazione. Che, oltretutto, non verrebbe particolarmente vessata. Il 3 per mille di 5 milioni (pari a quattro grandi appartamenti nel centro di Milano o Roma) equivale infatti a 15 mila euro. Per questo alle opposizioni spetta ora il compito di spiegare che un’alternativa alla macelleria sociale esiste. Mentre il centro-destra dovrebbe cominciare a riflettere su un punto: la sua base elettorale è ormai vastissima. Non comprende solo i super-ricchi e gli evasori. La stragrande maggioranza dei supporter del Cavaliere (e della Lega) è formata da persone comuni, con redditi e stili di vita normali. Tutta gente che adesso si sta risvegliando dal sogno. Per ritrovarsi in un incubo in cui, prima o poi, finirà per trascinare anche il governo.

Tratto da qui

Ecco tutto. La soluzione dei nostri guai sta li ad un palmo dal nostro naso, ma forse è ancora troppo vicina per poter essere messa a fuoco dalla nostra elite politica.
I malumori aumentano sempre di più, la povertà e la disoccupazione iniziano a dilagare, e l'unica soluzione che si riesce a trovare è quella di penalizzare ancora di più chi non se lo può più permettere.
L'Italia è a pezzi e la situazione continuerà a peggiorare se non si prendono dei provvedimenti sensati entro breve. Io spero solo che non si arrivi al punto di rottura, oltre il quale probabilmente ci sarà una rivoluzione in piena regola. Guerriglia urbana, carceri colme fino all'esplosione, violenze, omicidi, barbarie. Tutte cose che penso siano assolutamente da evitare.

Coalizziamoci insieme per un'Italia migliore, ma non cadiamo nella violenza!

lunedì 24 maggio 2010

Notizie dal Movimento 5 Stelle, Emilia-Romagna

Oggi pubblico un fatto che a quanto pare sembra non essere molto seguito dai giornali, nemmeno quelli locali, riguardante Hera Spa, azienda pubblica/privata (non si capisce bene da che parte vogliono stare), che si occupa di importanti servizi (acqua, luce, gas e rifiuti) sul territorio emiliano.

Vi metto direttamente il collegamento attraverso il quale potrete leggere più o meno dettagliatamente la situazione in cui versano i "servizi pubblici" forniti da Hera.

Inoltre vi segnalo un altro post, scritto direttamente dal consigliere regionale Giovanni Favia, in cui si fa notare un'altra strana situazione emiliana, riguardante la decisione di Trenitalia di chiudere l'Officina Grandi Riparazioni.

domenica 23 maggio 2010

Lettera di dimissioni di Maria Luisa Busi al direttore Minzolini

Ecco la lettera integrale pubblicata dall'Ansa, indirizzata al direttore Augusto Minzolini e al Cdr, e per conoscenza al direttore generale della Rai Mauro Masi, al presidente dell'azienda Paolo Garimberti e al responsabile delle Risorse umane Luciano Flussi.





Una scelta dif
ficile ma obbligata

“Caro direttore - scrive la Busi - ti chiedo di essere sollevata dalla mansione di conduttrice dell'edizione delle 20 del TG1, essendosi determinata una situazione che non mi consente di svolgere questo compito senza pregiudizio per le mie convinzioni professionali. Questa è per me - prosegue - una scelta difficile, ma obbligata. Considero la linea editoriale che hai voluto imprimere al giornale una sorta di dirottamento, a causa del quale il TG1 rischia di schiantarsi contro una definitiva perdita di credibilità nei confronti dei telespettatori.

Una volta era il giornale di tutti

Come ha detto - osserva la giornalista - il presidente della Commissione di Vigilanza Rai Sergio Zavoli: 'la più grande testata italiana, rinunciando alla sua tradizionale struttura ha visto trasformare insieme con la sua identità, parte dell'ascolto tradizionale’.
Amo questo giornale, dove lavoro da 21 anni. Perchè è un grande giornale. È stato il giornale di Vespa, Frajese, Longhi, Morrione, Fava, Giuntella. Il giornale delle culture diverse, delle idee diverse. Le conteneva tutte, era questa la sua ricchezza. Era il loro giornale, il nostro giornale. Anche dei colleghi che hai rimosso dai loro incarichi e di molti altri qui dentro che sono stati emarginati. Questo è il giornale che ha sempre parlato a tutto il Paese. Il giornale degli italiani.

L'informazione del Tg1 parziale e di parte

Il giornale che ha dato voce a tutte le voci. Non è mai stato il giornale di una voce sola. Oggi l'informazione del TG1 è un'informazione parziale e di parte.
Dov'è il paese reale? Dove sono le donne della vita reale? Quelle che devono aspettare mesi per una mammografia, se non possono pagarla? Quelle coi salari peggiori d'Europa, quelle che fanno fatica ogni giorno ad andare avanti perchè negli asili nido non c'è posto per tutti i nostri figli? Devono farsi levare il sangue e morire per avere l'onore di un nostro titolo. E dove sono le donne e gli uomini che hanno perso il lavoro? Un milione di persone, dietro alle quali ci sono le loro famiglie.

Dove sono i giovani, i precari, i cassintegrati?

Dove sono i giovani, per la prima volta con un futuro peggiore dei padri? E i quarantenni ancora precari, a 800 euro al mese, che non possono comprare neanche un divano, figuriamoci mettere al mondo un figlio? E dove sono i cassintegrati dell'Alitalia? Che fine hanno fatto? E le centinaia di aziende che chiudono e gli imprenditori del nord est che si tolgono la vita perchè falliti? Dov'è questa Italia che abbiamo il dovere di raccontare? Quell'Italia esiste. Ma il tg1 l'ha eliminata.

Anche io compro la carta igienica per la scuola di mia figlia

Anche io compro la carta igienica per mia figlia che frequenta la prima elementare in una scuola pubblica. Ma la sera, nel TG1 delle 20, diamo spazio solo ai ministri Gelmini e Brunetta che presentano il nuovo grande progetto per la digitalizzazione della scuola, compreso di lavagna interattiva multimediale.
L'Italia che vive una drammatica crisi sociale è finita nel binario morto della nostra indifferenza. Schiacciata tra un'informazione di parte - un editoriale sulla giustizia, uno contro i pentiti di mafia, un altro sull'inchiesta di Trani nel quale hai affermato di non essere indagato, smentito dai fatti il giorno dopo - e l'infotainment quotidiano: da quante volte occorre lavarsi le mani ogni giorno, alla caccia al coccodrillo nel lago, alle mutande antiscippo.

Arricchiamo le sceneggiature dei programmi di satira

Una scelta editoriale con la quale stiamo arricchendo le sceneggiature dei programmi di satira e impoverendo la nostra reputazione di primo giornale del servizio pubblico della più importante azienda culturale del Paese. Oltre che i cittadini, ne fanno le spese tanti bravi colleghi che potrebbero dedicarsi con maggiore soddisfazione a ben altre inchieste di più alto profilo e interesse generale.
Un giornalista ha un unico strumento per difendere le proprie convinzioni professionali: levare al pezzo la propria firma. Un conduttore, una conduttrice, può soltanto levare la propria faccia, a questo punto. Nell'affidamento dei telespettatori è infatti al conduttore che viene ricollegata la notizia. È lui che ricopre primariamente il ruolo di garante del rapporto di fiducia che sussiste con i telespettatori.

I fatti dell'Aquila quando mi gridavano "vergogna"

I fatti dell'Aquila ne sono stata la prova.
Quando centinaia di persone hanno inveito contro la troupe che guidavo al grido di vergogna e scodinzolini, ho capito che quel rapporto di fiducia che ci ha sempre legato al nostro pubblico era davvero compromesso. È quello che accade quando si privilegia la comunicazione all'informazione, la propaganda alla verifica.

Dissentire non è tradire: punto 1

Ho fatto dell'onestà e della lealtà lo stile della mia vita e della mia professione. Dissentire non è tradire. Non rammento chi lo ha detto recentemente.
Pertanto:
1) respingo l'accusa di avere avuto un comportamento scorretto. Le critiche che ho espresso pubblicamente - ricordo che si tratta di un mio diritto oltre che di un dovere essendo una consigliera della FNSI - le avevo già mosse anche nelle riunioni di sommario e a te, personalmente. Con spirito di leale collaborazione, pensando che in un lavoro come il nostro la circolazione delle idee e la pluralità delle opinioni costituisca un arricchimento.

Non sputo nel piatto in cui mangio: punto 2

Per questo ho continuato a condurre in questi mesi. Ma è palese che non c'è più alcuno spazio per la dialettica democratica al TG1. Sono i tempi del pensiero unico. Chi non ci sta è fuori, prima o dopo.
2) Respingo l'accusa che mi è stata mossa di sputare nel piatto in cui mangio. Ricordo che la pietanza è quella di un semplice inviato, che chiede semplicemente che quel piatto contenga gli ingredienti giusti. Tutti e onesti.
E tengo a precisare di avere sempre rifiutato compensi fuori dalla Rai, lautamente offerti dalle grandi aziende per i volti chiamati a presentare le loro conventions, ritenendo che un giornalista del servizio pubblico non debba trarre profitto dal proprio ruolo.

L'intervista a Repubblica: punto 3

3) Respingo come offensive le affermazioni contenute nella tua lettera dopo l'intervista rilasciata a Repubblica, lettera nella quale hai sollecitato all'azienda un provvedimento disciplinare nei miei confronti: mi hai accusato di ‘danneggiare il giornale per cui lavoro’, con le mie dichiarazioni sui dati d'ascolto.
I dati resi pubblici hanno confermato quelle dichiarazioni.
Trovo inoltre paradossale la tua considerazione seguente: 'il tg1 darà conto delle posizioni delle minoranze ma non stravolgerà i fatti in ossequio a campagne ideologiche’. Posso dirti che l'unica campagna a cui mi dedico è quella dove trascorro i week end con la famiglia. Spero tu possa dire altrettanto.

Gli attacchi de Il Giornale, Libero e Panorama

Viceversa ho notato come non si sia levata una tua parola contro la violenta campagna diffamatoria che i quotidiani Il Giornale, Libero e il settimanale Panorama - anche utilizzando impropriamente corrispondenza aziendale a me diretta - hanno scatenato nei miei confronti in seguito alle mie critiche alla tua linea editoriale. Un attacco a orologeria: screditare subito chi dissente per indebolire la valenza delle sue affermazioni.
Sono stata definita 'tosa ciacolante - ragazza chiacchierona - cronista senza cronaca, editorialista senza editoriali' e via di questo passo.
Non è ciò che mi disse il Presidente Ciampi consegnandomi il Premio Saint Vincent di giornalismo, al Quirinale. A queste vigliaccate risponderà il mio legale. Ma sappi che non è certo per questo che lascio la conduzione delle 20.

Serve più rispetto per le notizie, il pubblico e la verità

Thomas Bernhard in Antichi Maestri scrive decine di volte una parola che amo molto: rispetto. Non di ammirazione viviamo, dice, ma è di rispetto che abbiamo bisogno.
Caro direttore, credo che occorra maggiore rispetto. Per le notizie, per il pubblico, per la verità. Quello che nutro per la storia del TG1, per la mia azienda, mi porta a questa decisione. Il rispetto per i telespettatori, nostri unici referenti. Dovremmo ricordarlo sempre. Anche tu ne avresti il dovere.

Questo è quanto.
La stessa Busi dice: "Oggi l'informazione del TG1 è un'informazione parziale e di parte"
E dopo questa lettera sfido chiunque a sostenere che sia il contrario.

La maggior parte della popolzione italiana riuscirà ad aprire gli occhi in tempo? Io spero di sì!