Mi scuso per il disturbo che arrecherò in questo modo, ma volevo informarvi che questo blog è stato esportato ad un nuovo indirizzo internet.
La scelta è dovuta al fatto che il nome "Il blog della libertà" secondo la mia opinione (opinione che c'è fin dal primo giorno di attività) è troppo associabile al "Popolo delle Libertà" PDL.
Questo potrebbe interferire con lo scopo che mi ero prefissato, e potrebbe rendere il sito meno visibile e appetibile suscitando magari un pensiero sbagliato con il suo nome.
Il nuovo blog è questo:
Libera Voce: l'informazione che viene dal basso
E' tale e quale all'attuale blog e in esso sono presenti tutti i "vecchi" post. Necessita ancora di qualche modifica, ma in linea di massima è tutto pronto.
Mi scuso ancora del disturbo.
Cordialmente
Mattia Siviero
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martedì 8 giugno 2010
martedì 1 giugno 2010
L'attacco israeliano a Free Gaza Movement
Ieri 31 maggio 2010 alle ora 4.30 del mattino, è successa una cosa alquanto deplorevole.
Lo stato d'Israele ha assalito in acque internazionali una "flotta" di navi del Free Gaza Movment cariche di aiuti umanitari (10 tonnellate di aiuti tra medicine, cibo, vestiti, sedie a rotelle, cemento, ecc.) diretti verso la striscia di Gaza, che è da anni isolata dal mondo intero a causa di Israele. I palestinesi "residenti" in quella zona vivono in condizioni pietose, ed è a loro impedito di commerciare, fabbricare e possedere praticamente qualsiasi cosa; dai vestiti ai giocattoli, solo di recente sono state ammesse le scarpe!!! La lista delle cose proibite è molto simile alle liste naziste che proibivano beni di qualsiasi genere nel ghetto di Varsavia. Gli oppressi diventano gli oppressori, è incredibile come non si impari mai niente dalla propria storia.
Tornando al discorso principale, gli israeliani hanno effettuato questo attacco perchè secondo loro quella flotta di aiuti umanitari era pericolosa ed era piena di terroristi. Certo, era pericolosissima, avrebbe aiutato delle persone "ghettizzate" dagli israeliani, e questo non può andare bene all'oppressore.
In questo assalto da 9 a 19 civili hanno perso la vita, molti sono stati feriti, più di 600 persone sono state arrestate dalle autorità israeliane, le navi sono state sequestrate. Queste persone provengono da circa 40 nazioni diverse, tra cui pure 6 italiani.
Dopo questo fatto certamente non sono mancati i commenti delle varie autorità mondiali. La NATO, l'ONU, ma soprattutto la Turchia (alleata di Israele) hanno condannato questo eccesso di crudeltà, inoltre sono nate alcune manifestazioni (molto forti in Turchia) davanti alle ambasciate israeliane. L'ONU ora sta avviando un'indagine imparziale ed accurata per capire precisamente cos'è successo. Anche se è ben evidente cos'è successo.
Vi propongo 2 video.
Questo primo video è una ripresa dell'esercito israeliano sull'assalto. All'incursione i naviganti rispondono con la violenza, tentando di difendere la loro missione umanitaria.
Questo video invece è un'intervista telefonica fatta dal blog di Beppe Grillo a Greta Berlin, una rappresentante del Free Gaza Movement. Penso che sia ampiamente condivisibile ciò che viene detto dall'intervistata.
Inoltre vi propongo questo link a Repubblica.it, in cui ci sono gli aggiornamenti "in diretta" sul caso.
Lo stato d'Israele ha assalito in acque internazionali una "flotta" di navi del Free Gaza Movment cariche di aiuti umanitari (10 tonnellate di aiuti tra medicine, cibo, vestiti, sedie a rotelle, cemento, ecc.) diretti verso la striscia di Gaza, che è da anni isolata dal mondo intero a causa di Israele. I palestinesi "residenti" in quella zona vivono in condizioni pietose, ed è a loro impedito di commerciare, fabbricare e possedere praticamente qualsiasi cosa; dai vestiti ai giocattoli, solo di recente sono state ammesse le scarpe!!! La lista delle cose proibite è molto simile alle liste naziste che proibivano beni di qualsiasi genere nel ghetto di Varsavia. Gli oppressi diventano gli oppressori, è incredibile come non si impari mai niente dalla propria storia.
Tornando al discorso principale, gli israeliani hanno effettuato questo attacco perchè secondo loro quella flotta di aiuti umanitari era pericolosa ed era piena di terroristi. Certo, era pericolosissima, avrebbe aiutato delle persone "ghettizzate" dagli israeliani, e questo non può andare bene all'oppressore.
In questo assalto da 9 a 19 civili hanno perso la vita, molti sono stati feriti, più di 600 persone sono state arrestate dalle autorità israeliane, le navi sono state sequestrate. Queste persone provengono da circa 40 nazioni diverse, tra cui pure 6 italiani.
Dopo questo fatto certamente non sono mancati i commenti delle varie autorità mondiali. La NATO, l'ONU, ma soprattutto la Turchia (alleata di Israele) hanno condannato questo eccesso di crudeltà, inoltre sono nate alcune manifestazioni (molto forti in Turchia) davanti alle ambasciate israeliane. L'ONU ora sta avviando un'indagine imparziale ed accurata per capire precisamente cos'è successo. Anche se è ben evidente cos'è successo.
Vi propongo 2 video.
Questo primo video è una ripresa dell'esercito israeliano sull'assalto. All'incursione i naviganti rispondono con la violenza, tentando di difendere la loro missione umanitaria.
Questo video invece è un'intervista telefonica fatta dal blog di Beppe Grillo a Greta Berlin, una rappresentante del Free Gaza Movement. Penso che sia ampiamente condivisibile ciò che viene detto dall'intervistata.
Inoltre vi propongo questo link a Repubblica.it, in cui ci sono gli aggiornamenti "in diretta" sul caso.
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lunedì 24 maggio 2010
Notizie dal Movimento 5 Stelle, Emilia-Romagna
Oggi pubblico un fatto che a quanto pare sembra non essere molto seguito dai giornali, nemmeno quelli locali, riguardante Hera Spa, azienda pubblica/privata (non si capisce bene da che parte vogliono stare), che si occupa di importanti servizi (acqua, luce, gas e rifiuti) sul territorio emiliano.
Vi metto direttamente il collegamento attraverso il quale potrete leggere più o meno dettagliatamente la situazione in cui versano i "servizi pubblici" forniti da Hera.
Inoltre vi segnalo un altro post, scritto direttamente dal consigliere regionale Giovanni Favia, in cui si fa notare un'altra strana situazione emiliana, riguardante la decisione di Trenitalia di chiudere l'Officina Grandi Riparazioni.
Vi metto direttamente il collegamento attraverso il quale potrete leggere più o meno dettagliatamente la situazione in cui versano i "servizi pubblici" forniti da Hera.
Inoltre vi segnalo un altro post, scritto direttamente dal consigliere regionale Giovanni Favia, in cui si fa notare un'altra strana situazione emiliana, riguardante la decisione di Trenitalia di chiudere l'Officina Grandi Riparazioni.
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domenica 23 maggio 2010
Lettera di dimissioni di Maria Luisa Busi al direttore Minzolini
Ecco la lettera inte
grale pubblicata dall'Ansa, indirizzata al direttore Augusto Minzolini e al Cdr, e per conoscenza al direttore generale della Rai Mauro Masi, al presidente dell'azienda Paolo Garimberti e al responsabile delle Risorse umane Luciano Flussi.
Una scelta difficile ma obbligata
“Caro direttore - scrive la Busi - ti chiedo di essere sollevata dalla mansione di conduttrice dell'edizione delle 20 del TG1, essendosi determinata una situazione che non mi consente di svolgere questo compito senza pregiudizio per le mie convinzioni professionali. Questa è per me - prosegue - una scelta difficile, ma obbligata. Considero la linea editoriale che hai voluto imprimere al giornale una sorta di dirottamento, a causa del quale il TG1 rischia di schiantarsi contro una definitiva perdita di credibilità nei confronti dei telespettatori.
Una volta era il giornale di tutti
Come ha detto - osserva la giornalista - il presidente della Commissione di Vigilanza Rai Sergio Zavoli: 'la più grande testata italiana, rinunciando alla sua tradizionale struttura ha visto trasformare insieme con la sua identità, parte dell'ascolto tradizionale’.
Amo questo giornale, dove lavoro da 21 anni. Perchè è un grande giornale. È stato il giornale di Vespa, Frajese, Longhi, Morrione, Fava, Giuntella. Il giornale delle culture diverse, delle idee diverse. Le conteneva tutte, era questa la sua ricchezza. Era il loro giornale, il nostro giornale. Anche dei colleghi che hai rimosso dai loro incarichi e di molti altri qui dentro che sono stati emarginati. Questo è il giornale che ha sempre parlato a tutto il Paese. Il giornale degli italiani.
L'informazione del Tg1 parziale e di parte
Il giornale che ha dato voce a tutte le voci. Non è mai stato il giornale di una voce sola. Oggi l'informazione del TG1 è un'informazione parziale e di parte.
Dov'è il paese reale? Dove sono le donne della vita reale? Quelle che devono aspettare mesi per una mammografia, se non possono pagarla? Quelle coi salari peggiori d'Europa, quelle che fanno fatica ogni giorno ad andare avanti perchè negli asili nido non c'è posto per tutti i nostri figli? Devono farsi levare il sangue e morire per avere l'onore di un nostro titolo. E dove sono le donne e gli uomini che hanno perso il lavoro? Un milione di persone, dietro alle quali ci sono le loro famiglie.
Dove sono i giovani, i precari, i cassintegrati?
Dove sono i giovani, per la prima volta con un futuro peggiore dei padri? E i quarantenni ancora precari, a 800 euro al mese, che non possono comprare neanche un divano, figuriamoci mettere al mondo un figlio? E dove sono i cassintegrati dell'Alitalia? Che fine hanno fatto? E le centinaia di aziende che chiudono e gli imprenditori del nord est che si tolgono la vita perchè falliti? Dov'è questa Italia che abbiamo il dovere di raccontare? Quell'Italia esiste. Ma il tg1 l'ha eliminata.
Anche io compro la carta igienica per la scuola di mia figlia
Anche io compro la carta igienica per mia figlia che frequenta la prima elementare in una scuola pubblica. Ma la sera, nel TG1 delle 20, diamo spazio solo ai ministri Gelmini e Brunetta che presentano il nuovo grande progetto per la digitalizzazione della scuola, compreso di lavagna interattiva multimediale.
L'Italia che vive una drammatica crisi sociale è finita nel binario morto della nostra indifferenza. Schiacciata tra un'informazione di parte - un editoriale sulla giustizia, uno contro i pentiti di mafia, un altro sull'inchiesta di Trani nel quale hai affermato di non essere indagato, smentito dai fatti il giorno dopo - e l'infotainment quotidiano: da quante volte occorre lavarsi le mani ogni giorno, alla caccia al coccodrillo nel lago, alle mutande antiscippo.
Arricchiamo le sceneggiature dei programmi di satira
Una scelta editoriale con la quale stiamo arricchendo le sceneggiature dei programmi di satira e impoverendo la nostra reputazione di primo giornale del servizio pubblico della più importante azienda culturale del Paese. Oltre che i cittadini, ne fanno le spese tanti bravi colleghi che potrebbero dedicarsi con maggiore soddisfazione a ben altre inchieste di più alto profilo e interesse generale.
Un giornalista ha un unico strumento per difendere le proprie convinzioni professionali: levare al pezzo la propria firma. Un conduttore, una conduttrice, può soltanto levare la propria faccia, a questo punto. Nell'affidamento dei telespettatori è infatti al conduttore che viene ricollegata la notizia. È lui che ricopre primariamente il ruolo di garante del rapporto di fiducia che sussiste con i telespettatori.
I fatti dell'Aquila quando mi gridavano "vergogna"
I fatti dell'Aquila ne sono stata la prova.
Quando centinaia di persone hanno inveito contro la troupe che guidavo al grido di vergogna e scodinzolini, ho capito che quel rapporto di fiducia che ci ha sempre legato al nostro pubblico era davvero compromesso. È quello che accade quando si privilegia la comunicazione all'informazione, la propaganda alla verifica.
Dissentire non è tradire: punto 1
Ho fatto dell'onestà e della lealtà lo stile della mia vita e della mia professione. Dissentire non è tradire. Non rammento chi lo ha detto recentemente.
Pertanto:
1) respingo l'accusa di avere avuto un comportamento scorretto. Le critiche che ho espresso pubblicamente - ricordo che si tratta di un mio diritto oltre che di un dovere essendo una consigliera della FNSI - le avevo già mosse anche nelle riunioni di sommario e a te, personalmente. Con spirito di leale collaborazione, pensando che in un lavoro come il nostro la circolazione delle idee e la pluralità delle opinioni costituisca un arricchimento.
Non sputo nel piatto in cui mangio: punto 2
Per questo ho continuato a condurre in questi mesi. Ma è palese che non c'è più alcuno spazio per la dialettica democratica al TG1. Sono i tempi del pensiero unico. Chi non ci sta è fuori, prima o dopo.
2) Respingo l'accusa che mi è stata mossa di sputare nel piatto in cui mangio. Ricordo che la pietanza è quella di un semplice inviato, che chiede semplicemente che quel piatto contenga gli ingredienti giusti. Tutti e onesti.
E tengo a precisare di avere sempre rifiutato compensi fuori dalla Rai, lautamente offerti dalle grandi aziende per i volti chiamati a presentare le loro conventions, ritenendo che un giornalista del servizio pubblico non debba trarre profitto dal proprio ruolo.
L'intervista a Repubblica: punto 3
3) Respingo come offensive le affermazioni contenute nella tua lettera dopo l'intervista rilasciata a Repubblica, lettera nella quale hai sollecitato all'azienda un provvedimento disciplinare nei miei confronti: mi hai accusato di ‘danneggiare il giornale per cui lavoro’, con le mie dichiarazioni sui dati d'ascolto.
I dati resi pubblici hanno confermato quelle dichiarazioni.
Trovo inoltre paradossale la tua considerazione seguente: 'il tg1 darà conto delle posizioni delle minoranze ma non stravolgerà i fatti in ossequio a campagne ideologiche’. Posso dirti che l'unica campagna a cui mi dedico è quella dove trascorro i week end con la famiglia. Spero tu possa dire altrettanto.
Gli attacchi de Il Giornale, Libero e Panorama
Viceversa ho notato come non si sia levata una tua parola contro la violenta campagna diffamatoria che i quotidiani Il Giornale, Libero e il settimanale Panorama - anche utilizzando impropriamente corrispondenza aziendale a me diretta - hanno scatenato nei miei confronti in seguito alle mie critiche alla tua linea editoriale. Un attacco a orologeria: screditare subito chi dissente per indebolire la valenza delle sue affermazioni.
Sono stata definita 'tosa ciacolante - ragazza chiacchierona - cronista senza cronaca, editorialista senza editoriali' e via di questo passo.
Non è ciò che mi disse il Presidente Ciampi consegnandomi il Premio Saint Vincent di giornalismo, al Quirinale. A queste vigliaccate risponderà il mio legale. Ma sappi che non è certo per questo che lascio la conduzione delle 20.
Serve più rispetto per le notizie, il pubblico e la verità
Thomas Bernhard in Antichi Maestri scrive decine di volte una parola che amo molto: rispetto. Non di ammirazione viviamo, dice, ma è di rispetto che abbiamo bisogno.
Caro direttore, credo che occorra maggiore rispetto. Per le notizie, per il pubblico, per la verità. Quello che nutro per la storia del TG1, per la mia azienda, mi porta a questa decisione. Il rispetto per i telespettatori, nostri unici referenti. Dovremmo ricordarlo sempre. Anche tu ne avresti il dovere.
Questo è quanto.
La stessa Busi dice: "Oggi l'informazione del TG1 è un'informazione parziale e di parte"
E dopo questa lettera sfido chiunque a sostenere che sia il contrario.
La maggior parte della popolzione italiana riuscirà ad aprire gli occhi in tempo? Io spero di sì!
grale pubblicata dall'Ansa, indirizzata al direttore Augusto Minzolini e al Cdr, e per conoscenza al direttore generale della Rai Mauro Masi, al presidente dell'azienda Paolo Garimberti e al responsabile delle Risorse umane Luciano Flussi.Una scelta difficile ma obbligata
“Caro direttore - scrive la Busi - ti chiedo di essere sollevata dalla mansione di conduttrice dell'edizione delle 20 del TG1, essendosi determinata una situazione che non mi consente di svolgere questo compito senza pregiudizio per le mie convinzioni professionali. Questa è per me - prosegue - una scelta difficile, ma obbligata. Considero la linea editoriale che hai voluto imprimere al giornale una sorta di dirottamento, a causa del quale il TG1 rischia di schiantarsi contro una definitiva perdita di credibilità nei confronti dei telespettatori.
Una volta era il giornale di tutti
Come ha detto - osserva la giornalista - il presidente della Commissione di Vigilanza Rai Sergio Zavoli: 'la più grande testata italiana, rinunciando alla sua tradizionale struttura ha visto trasformare insieme con la sua identità, parte dell'ascolto tradizionale’.
Amo questo giornale, dove lavoro da 21 anni. Perchè è un grande giornale. È stato il giornale di Vespa, Frajese, Longhi, Morrione, Fava, Giuntella. Il giornale delle culture diverse, delle idee diverse. Le conteneva tutte, era questa la sua ricchezza. Era il loro giornale, il nostro giornale. Anche dei colleghi che hai rimosso dai loro incarichi e di molti altri qui dentro che sono stati emarginati. Questo è il giornale che ha sempre parlato a tutto il Paese. Il giornale degli italiani.
L'informazione del Tg1 parziale e di parte
Il giornale che ha dato voce a tutte le voci. Non è mai stato il giornale di una voce sola. Oggi l'informazione del TG1 è un'informazione parziale e di parte.
Dov'è il paese reale? Dove sono le donne della vita reale? Quelle che devono aspettare mesi per una mammografia, se non possono pagarla? Quelle coi salari peggiori d'Europa, quelle che fanno fatica ogni giorno ad andare avanti perchè negli asili nido non c'è posto per tutti i nostri figli? Devono farsi levare il sangue e morire per avere l'onore di un nostro titolo. E dove sono le donne e gli uomini che hanno perso il lavoro? Un milione di persone, dietro alle quali ci sono le loro famiglie.
Dove sono i giovani, i precari, i cassintegrati?
Dove sono i giovani, per la prima volta con un futuro peggiore dei padri? E i quarantenni ancora precari, a 800 euro al mese, che non possono comprare neanche un divano, figuriamoci mettere al mondo un figlio? E dove sono i cassintegrati dell'Alitalia? Che fine hanno fatto? E le centinaia di aziende che chiudono e gli imprenditori del nord est che si tolgono la vita perchè falliti? Dov'è questa Italia che abbiamo il dovere di raccontare? Quell'Italia esiste. Ma il tg1 l'ha eliminata.
Anche io compro la carta igienica per la scuola di mia figlia
Anche io compro la carta igienica per mia figlia che frequenta la prima elementare in una scuola pubblica. Ma la sera, nel TG1 delle 20, diamo spazio solo ai ministri Gelmini e Brunetta che presentano il nuovo grande progetto per la digitalizzazione della scuola, compreso di lavagna interattiva multimediale.
L'Italia che vive una drammatica crisi sociale è finita nel binario morto della nostra indifferenza. Schiacciata tra un'informazione di parte - un editoriale sulla giustizia, uno contro i pentiti di mafia, un altro sull'inchiesta di Trani nel quale hai affermato di non essere indagato, smentito dai fatti il giorno dopo - e l'infotainment quotidiano: da quante volte occorre lavarsi le mani ogni giorno, alla caccia al coccodrillo nel lago, alle mutande antiscippo.
Arricchiamo le sceneggiature dei programmi di satira
Una scelta editoriale con la quale stiamo arricchendo le sceneggiature dei programmi di satira e impoverendo la nostra reputazione di primo giornale del servizio pubblico della più importante azienda culturale del Paese. Oltre che i cittadini, ne fanno le spese tanti bravi colleghi che potrebbero dedicarsi con maggiore soddisfazione a ben altre inchieste di più alto profilo e interesse generale.
Un giornalista ha un unico strumento per difendere le proprie convinzioni professionali: levare al pezzo la propria firma. Un conduttore, una conduttrice, può soltanto levare la propria faccia, a questo punto. Nell'affidamento dei telespettatori è infatti al conduttore che viene ricollegata la notizia. È lui che ricopre primariamente il ruolo di garante del rapporto di fiducia che sussiste con i telespettatori.
I fatti dell'Aquila quando mi gridavano "vergogna"
I fatti dell'Aquila ne sono stata la prova.
Quando centinaia di persone hanno inveito contro la troupe che guidavo al grido di vergogna e scodinzolini, ho capito che quel rapporto di fiducia che ci ha sempre legato al nostro pubblico era davvero compromesso. È quello che accade quando si privilegia la comunicazione all'informazione, la propaganda alla verifica.
Dissentire non è tradire: punto 1
Ho fatto dell'onestà e della lealtà lo stile della mia vita e della mia professione. Dissentire non è tradire. Non rammento chi lo ha detto recentemente.
Pertanto:
1) respingo l'accusa di avere avuto un comportamento scorretto. Le critiche che ho espresso pubblicamente - ricordo che si tratta di un mio diritto oltre che di un dovere essendo una consigliera della FNSI - le avevo già mosse anche nelle riunioni di sommario e a te, personalmente. Con spirito di leale collaborazione, pensando che in un lavoro come il nostro la circolazione delle idee e la pluralità delle opinioni costituisca un arricchimento.
Non sputo nel piatto in cui mangio: punto 2
Per questo ho continuato a condurre in questi mesi. Ma è palese che non c'è più alcuno spazio per la dialettica democratica al TG1. Sono i tempi del pensiero unico. Chi non ci sta è fuori, prima o dopo.
2) Respingo l'accusa che mi è stata mossa di sputare nel piatto in cui mangio. Ricordo che la pietanza è quella di un semplice inviato, che chiede semplicemente che quel piatto contenga gli ingredienti giusti. Tutti e onesti.
E tengo a precisare di avere sempre rifiutato compensi fuori dalla Rai, lautamente offerti dalle grandi aziende per i volti chiamati a presentare le loro conventions, ritenendo che un giornalista del servizio pubblico non debba trarre profitto dal proprio ruolo.
L'intervista a Repubblica: punto 3
3) Respingo come offensive le affermazioni contenute nella tua lettera dopo l'intervista rilasciata a Repubblica, lettera nella quale hai sollecitato all'azienda un provvedimento disciplinare nei miei confronti: mi hai accusato di ‘danneggiare il giornale per cui lavoro’, con le mie dichiarazioni sui dati d'ascolto.
I dati resi pubblici hanno confermato quelle dichiarazioni.
Trovo inoltre paradossale la tua considerazione seguente: 'il tg1 darà conto delle posizioni delle minoranze ma non stravolgerà i fatti in ossequio a campagne ideologiche’. Posso dirti che l'unica campagna a cui mi dedico è quella dove trascorro i week end con la famiglia. Spero tu possa dire altrettanto.
Gli attacchi de Il Giornale, Libero e Panorama
Viceversa ho notato come non si sia levata una tua parola contro la violenta campagna diffamatoria che i quotidiani Il Giornale, Libero e il settimanale Panorama - anche utilizzando impropriamente corrispondenza aziendale a me diretta - hanno scatenato nei miei confronti in seguito alle mie critiche alla tua linea editoriale. Un attacco a orologeria: screditare subito chi dissente per indebolire la valenza delle sue affermazioni.
Sono stata definita 'tosa ciacolante - ragazza chiacchierona - cronista senza cronaca, editorialista senza editoriali' e via di questo passo.
Non è ciò che mi disse il Presidente Ciampi consegnandomi il Premio Saint Vincent di giornalismo, al Quirinale. A queste vigliaccate risponderà il mio legale. Ma sappi che non è certo per questo che lascio la conduzione delle 20.
Serve più rispetto per le notizie, il pubblico e la verità
Thomas Bernhard in Antichi Maestri scrive decine di volte una parola che amo molto: rispetto. Non di ammirazione viviamo, dice, ma è di rispetto che abbiamo bisogno.
Caro direttore, credo che occorra maggiore rispetto. Per le notizie, per il pubblico, per la verità. Quello che nutro per la storia del TG1, per la mia azienda, mi porta a questa decisione. Il rispetto per i telespettatori, nostri unici referenti. Dovremmo ricordarlo sempre. Anche tu ne avresti il dovere.
Questo è quanto.
La stessa Busi dice: "Oggi l'informazione del TG1 è un'informazione parziale e di parte"
E dopo questa lettera sfido chiunque a sostenere che sia il contrario.
La maggior parte della popolzione italiana riuscirà ad aprire gli occhi in tempo? Io spero di sì!
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venerdì 21 maggio 2010
Libertà di stampa e di espressione. Sempre più un'utopia!!!
Questa è una sconvolgente notizia che ho trovato girovagando per vari gruppi interessanti di facebook. Beh, vi basterà leggere sotto per capire in che mani siamo.Dopo il bavaglio che si sta mettendo ai giornalisti, ci sarà pure il bavaglio ad Internet, l'unica fonte di informazione libera rimasta in Italia. Siamo sempre più sotto ad un regime, inizio a pensare che Orwell non sia andato poi così distante dalla realtà quando ha scritto il celebre romanzo "1984".
Il Senato ha approvato il cosiddetto pacchetto sicurezza (D.d..L. 733)
tra gli altri con un emendamento del senatore Gianpiero D'Alia (UDC)
identificato dall'articolo 50-bis: /Repressione di attività di apologia o
istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet;
la prossima settimana Il testo approderà alla Camera diventando l'articolo
nr. 60.
Il senatore Gianpiero D'Alia (UDC) non fa parte della maggioranza al Governo
e ciò la dice lunga sulla trasversalità del disegno liberticida
della"Casta".
In pratica in base a questo emendamento se un qualunque cittadino dovesse
invitare attraverso un blog a disobbedire (o a criticare?) ad una legge che
ritiene ingiusta, i /providers/ dovranno bloccare il blog.
Questo provvedimento può far oscurare un sito ovunque si trovi, anche se
all'estero; il Ministro dell'Interno, in seguito a comunicazione
dell'autorità giudiziaria, può infatti disporre con proprio decreto
l'interruzione della attività del blogger, ordinando ai fornitori di
connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di
filtraggio necessari a tal fine.
L'attività di filtraggio imposta dovrebbe avvenire entro il termine di 24
ore; la violazione di tale obbligo comporta per i provider una sanzione
amministrativa pecuniaria da euro 50.000 a euro 250.000.
Per i blogger è invece previsto il carcere da 1 a 5 anni per l'istigazione a
delinquere e per l'apologia di reato oltre ad una pena ulteriore da 6 mesi a
5 anni perl'istigazione alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico o
all'odio fra le classi sociali.
Con questa legge verrebbero immediatamente ripuliti i motori di ricerca da
tutti i link scomodi per la Casta!
In pratica il potere si sta dotando delle armi necessarie per bloccare in
Italia Facebook, Youtube e *tutti i blog* che al momento rappresentano in
Italia l'unica informazione non condizionata e/o censurata.
Vi ricordo che il nostro è l'unico Paese al mondo dove una /media company/
ha citato YouTube per danni chiedendo 500 milioni euro di risarcimento.
Il nome di questa /media company/, guarda caso, è Mediaset.
Quindi il Governo interviene per l'ennesima volta, in una materia che, del
tutto incidentalmente, vede coinvolta un'impresa del Presidente del
Consiglio in un conflitto giudiziario e d'interessi.
Dopo la proposta di legge Cassinelli e l'istituzione di una commissione
contro la pirateria digitale e multimediale che tra poco meno di 60 giorni
dovrà presentare al Parlamento un testo di legge su questa materia, questo
emendamento al "pacchetto sicurezza" di fatto rende esplicito il progetto
del Governo di /normalizzare/ con leggi di repressione internet e tutto il
istema di relazioni e informazioni sempre più capillari che non si riesce a
dominare.
Tra breve non dovremmo stupirci se la delazione verrà premiata con buoni
spesa!
Mentre negli USA Obama ha vinto le elezioni grazie ad internet in> Italia il
governo si ispira per quanto riguarda la libertà di stampa alla Cina e alla
Birmania.
Oggi gli unici media che hanno fatto rimbalzare questa notizia sono stati il
blog Beppe Grillo e la rivista specializzata Punto Informatico.
Fate girare questa notizia il più possibile per cercare di svegliare le
coscienze addormentate degli italiani perché dove non c'è libera
informazione e diritto di critica il concetto di democrazia diventa un
problema dialettico.
documentazione diffusa dal
Coordinamento Provinciale Veronese degli Enti Locali per la Pace e i Diritti
Umani
c/o Provincia di Verona - Gruppi Consiliari via S.Maria Antica 1 37121
Verona
Consigliere/i: Allegri, Caldana, Campagnari, Rizzi.....Coord. tecnico:
Andreoli,Ferrari,Velardita
www.perlapace.it-www.scuoledipace.it - mail:entilocalipaceverona@alice.it-
335 8373877 335 8373877
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giovedì 20 maggio 2010
Il motore di ricerca più potente del mondo, GOGOL!
Ieri, in una conferenza stampa assieme al presidente egiziano Mubarak a Villa Madama, il nostro amatissimo premier ne combina un'altra delle sue.Parlando di tecnologia il nostro premier cade sempre di faccia.
Oggi è toccato a Google. Infatti il nostro premier, probabilmente non sapendo nemmeno di cosa parlava, l'ha rinominato Gogol.
Ebbene sì, secondo il nostro premier Gogol aiuterà a risollevare l'export italiano. Ma cosa centra Gogol con internet? Mah, pure Mubarak sembra quasi disorientato a questa citazione colta del nostro premier!
Mah, questo è l'interesse del premier verso le nuove tecnologie. Ma come si fa a governare uno stato con una tale ignoranza? E' impensabile che una persona così distaccata dal mondo attuale possa capire quali siano le vere necessità di un paese come il nostro, ed è impensabile che ci possa essere un pensiero corretto, rivolto al futuro quando già del presente non si conoscono alcuni dei tasselli fondamentali!
Io penso che sia l'ora di dare una svolta decisa alla politica, non è pensabile di poter continuare ad essere governati (non soffermandoci sul cavaliere) da una classe politica che ormai sta andando letteralmente in putrefazione. Come possiamo minimamente pensare di poter guardare al futuro quando non si sa nemmeno se i nostri politici sopravviveranno alla nottata?
Non resta che gettarsi nello sconforto per 5 minuti. Poi però bisogna tirarsi su le maniche e darsi da fare per impedire che l'Italia (quindi pure l'Europa e forse il mondo intero) faccia una brutta fine.
Ah, giusto per informazione, mentre il nostro premier continua a scagliarsi contro i programmi "comunisti" della RAI, che secondo lui lo attaccano ingiustamente; dall'altra parte dell'oceano un abbronzato e giovane presidente si dava da fare parlando a degli studenti universitari di iPhone, iPod, XBox e Playstation (seppure in un discorso che li vedeva come delle insidie per l'informazione).
Ecco la figuraccia del Cavaliere
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venerdì 9 aprile 2010
Il deficit invisibile
Il deficit avanza, il debito pubblico aumenta, lo Stato sventola bandiera bianca.
"Italia: allarme per deficit da 18 miliardi di euro, ma i media del belpaese non ne parlano. "ROMA - L’Italia, la terza economia della zona euro, è alle prese con un pesante deficit di cui paradossalmente non parlano, i media del belpaese, nonostante il fatto che gli ultimi dati siano stati resi noti giovedi dal Tesoro. Un resoconto del Tesoro italiano ha rivelato che lo Stato è alle prese con un deficit di budget che è saltato a più di 18 miliardi di euro nel mese di marzo 2010; 4 miliardi di euro in più rispetto allo stesso momento del 2009. Secondo la rete satellitare PressTv, gli esperti italiani dicono che l’alto deficit sarebbe stato causato da un’aumento di trasferimento di fonti agli enti locali e da un incremento di spese. Nel 2009, il deficit italiano si è duplicato rispetto all’anno precedente. La percentuale di aumento del deficit è decisamente più alta del tetto del 3% stabilito dall’Ue."
Salvatore g., Manchester/UK
Ecco cosa ci fa sapere il nostro amato Blog di Grillo...l'informazione ormai si trova solo su internet, sfruttiamolo! (Almeno fino a quando Berlu si inventerà di oscurarlo, in puro stile dittatoriale)
"Italia: allarme per deficit da 18 miliardi di euro, ma i media del belpaese non ne parlano. "ROMA - L’Italia, la terza economia della zona euro, è alle prese con un pesante deficit di cui paradossalmente non parlano, i media del belpaese, nonostante il fatto che gli ultimi dati siano stati resi noti giovedi dal Tesoro. Un resoconto del Tesoro italiano ha rivelato che lo Stato è alle prese con un deficit di budget che è saltato a più di 18 miliardi di euro nel mese di marzo 2010; 4 miliardi di euro in più rispetto allo stesso momento del 2009. Secondo la rete satellitare PressTv, gli esperti italiani dicono che l’alto deficit sarebbe stato causato da un’aumento di trasferimento di fonti agli enti locali e da un incremento di spese. Nel 2009, il deficit italiano si è duplicato rispetto all’anno precedente. La percentuale di aumento del deficit è decisamente più alta del tetto del 3% stabilito dall’Ue."
Salvatore g., Manchester/UK
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